Novizio
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| BERLINO (6 novembre) - Il cielo sopra Berlino osserva ancora una volta gli U2 e la folla stipata sotto la Porta di Brandeburgo. In diecimila hanno assistito, sotto il nevischio e intirizziti dal freddo, alla mezz’ora di concerto gratuito che la band irlandese ha regalato nel luogo simbolo della riconciliazione, a vent’anni dalla caduta del muro e in concomitanza con gli Mtv Ema.
Un legame forte che ricorda una storia mondiale ma anche molto personale, visto che in questa città nacque Acthung baby album di svolta nel loro percorso, registrato nell’ottobre del 1990 coi produttori Daniel Lanois e Brian Eno agli studi Hansa Ton, dove già Bowie aveva creato la Berlin trilogy, e Iggy Pop il suo The idiot.
Dopo l’infatuazione americana di Ruttle&hum gli U2 erano riapprodati nella dimensione europea e cercavano il rinnovamento nella Germania riunificata, dove, come disse Bono «dovevano tornare a sognare tutto quanto da capo». A beffa delle aspettative Acthung baby mosse i suoi passi in una atmosfera lugubre, strappata da frizioni interne, i membri del gruppo divisi sulla direzione da prendere quasi fino alla rottura finché non sopraggiunsero i due accordi di The Edge, il testo di Bono, l’ispirazione collettiva di One a mettere pace.
E’ dunque questo il brano di apertura della serata, una preghiera di pace, una canzone con poteri ascensionali che fa rivolgere gli occhi in alto, fa cercare alle spalle gli angeli di Wenders. Un reticolo di luci bianche intessuto nel cielo, la scritta One Love ai piedi della quadriga e Bono fa il suo ingresso alle 19 sul palco (modesto rispetto ai canoni del tour): giacca nera, occhiali e chitarra in braccio, ringrazia il pubblico e mentre vengono proiettate stelle, falci e martello, immagini dei graffiti del vecchio muro, augura buon compleanno a Berlino.
L’invito all’unità e all’abbattimento dell’incomunicabilità (quell’incomunicabilità estrema e dolorosa che nel 1990 fu magistralmente rappresentata dai Pink Floyd di The Wall nella stessa terra di nessuno) e tutto contenuto nella frase di quel ritornello “Uniti ma non uguali”.
Gli U2 attaccano con Magnificent, dedicata all'orgoglio di quella citta, e svettano con Sunday bloody Sunday, che nella seconda parte ospita il rapper Jay Z (introdotto come “il sindaco di New York”). Insieme citano Get up stand up di Bob Marley poi Bono canta specifici versi per Berlino nel finale incalzante del brano: And all the lovers and hate/That pass these keepers of the gate/And its a heavy weight this history/But its not too late/Won't stop this Congregation/Can't stop this Radiation/Can't stop this Meditation/And I have no hesitation/In this ancient brand new nation/I sing but its a shout.
A seguire è la volta di Beautiful day (dove la band da prova di straordinaria compattezza e mostra di meritare piu di ogni altra il premio degli Ema per il Best live act) in medley con Blackbird dei Beatles, si scatena su Vertigo e saluta su Moment of surrender. Gli U2 non hanno proposto un nuovo brano dal possibile prossimo album Songs of ascent, tantomeno hanno suonato Stay come previsto in scaletta, e per quanto l'evento sia apparso piu televisivo che storico e popolare, ha comunque saldato note al posto del cemento armato. Chissa che non li vedremo il 7 agosto allo Stadio Olimpico di Roma come qualcuno mormora.
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